01 giu 2015

RECENSIONE: - LA FIGLIA DEL MATEMATICO - LAURA KINSALE

La figlia del matematico
AUTORE: Laura KinsaleCASA EDITRICE: MondadoriDATA PUBBLICAZIONE: 2007

Inghilterra, XIX secolo. Archimedea Timms, detta Maddy, è una giovane riservata che dedica le sue giornate alle opere pie e ad aiutare il padre, insigne studioso di matematica. Christian Langland, duca di Jervaulx, è un dongiovanni e scavezzacollo, geniale scienziato amico del vecchio Timms.
Può nascere l'amore tra due persone così diverse? Nessuno potrebbe immaginarlo. Eppure quando viene a sapere che Christian è morto in duello, Maddy è colta da un dolore lancinante, inaspettato. Si trasferisce in campagna presso un cugino che dirige un manicomio per occuparsi dei pazienti e trova tra i ricoverati proprio il duca di Jervaulx, fatto rinchiudere dalla famiglia. Ora tocca a Maddy, l'unica che sembra credere nella sua sanità, aiutarlo a dimostrare di non essere un pazzo. E scoprire con un brivido un modo nuovo, più pieno, di essere donna.

Come al solito non mi è affatto facile parlare di un libro che mi è piaciuto tanto, troppo.
La Kinsale è una delle mie scrittrici preferite in assoluto e questo è uno dei suoi capolavori.
Per una volta tradotto in italiano e non miserevolmente da edicola, bensì in un’edizione dignitosa quale è la collana Emozioni della Mondadori.
Io l’ho letto in originale lo stesso per godermi direttamente l’estrema bravura della Kinsale, ma penso che la versione italiana non sia tagliata né tradotta male se non fosse per quel “Tatamaddy”, che purtroppo mi fa solo venire in mente le signorotte coi vestiti blu e i fazzoletti al collo che cercano di insegnare a dei genitori assurdi come non viziare i figli in un certo programma televisivo che ho cercato di evitare di guardare con tutte le mie forze ma purtroppo qualche spezzone pubblicitario mi è scappato di vederlo. In inglese Christian la chiama “Maddygirl”, che non ha nulla a che vedere con Tatamaddy... Ma sto divagando ancor prima di avervi detto alcunché. Strano vero? Dal momento che non divago mai…
La base è un classico del romance: lui, Christian, è un duca, libertino, mascalzone, bellissimo, ricco e genio della matematica, mentre lei, Archimeda detta Maddy, è una Quacchera, abbastanza povera, non bellissima anche se con un certo fascino, molto religiosa e di conseguenza tendente al bigotto, secondo il mio modesto parere.
Come al solito la Kinsale però, partedo da un cliché trito e ritrito del genere, riesce a scombinare tutto e scardinare i punti fermi e rivoltare le parti e far star male delle povere ignare lettrici come poche. Sì, perché Christian quasi subito all’inizio della storia ha un attacco, cioè subisce un’emorragia cerebrale dal quale riesce a riprendersi, ma ne esce totalmente diverso: ha perso l’uso della parola, quando prova a parlare gli escono solo versi o “no, no, no” (e che tenerezza quelle scene, mio Dio), non riconosce la parte destra del proprio corpo, fatica a fare cose semplici come abbottonarsi i vestiti o aprire una lettera e all’inizio, subito dopo l’attacco, non capisce neanche bene quello che gli viene detto, sente solo dei versi, anche se in realtà le sue facoltà cerebrali non sono compromesse. Solo che la sua famiglia sentendo i versi lo crede pazzo e lo fa rinchiudere in una specie di manicomio per ricchi.
Là lo ritrova Maddy, che l’aveva conosciuto fugacemente prima dell’emorraggia a causa della passione di suo padre per la matematica che lo aveva fatto diventare amico del duca. Maddy subito capisce che Christian non è matto, ha solo problemi di comunicazione; lui, avendo capito che lei ha capito, la vede come la salvezza da quel posto atroce e infatti insieme riusciranno ad uscirne. Lei è tenace, ferma, responsabile, determinata, fiduciosa, lui ne diventa praticamente dipendente, anzi se ne innamora quasi subito (almeno secondo me)  e nel tempo grazie a lei comincia a migliorare. Lei è un’eroina assurdamente coraggiosa e fantastica, almeno finché Christian non comincia a gettare una luce romantica sul loro rapporto, ed è a questo punto che lei si sente in pericolo, ha paura di quello che succede, ma io credo, soprattutto, di quello che sente dentro di lei per lui e comincia a diventare frustrante per chi legge.
La trama è parecchio complessa perché oltre al rapporto dei due personaggi principali, che si evolve in continuazione per tutto il libro, c’è il rapporto interiore che ognuno di loro due ha con se stesso, soprattutto Maddy, la quale si ritrova attratta suo malgrado da una persona che incarna tutto ciò che per tutta la vita le hanno insegnato a detestare e rifuggere. Io credo che Maddy viva una vera e propria guerra interiore.
In tutto questo c’è il contesto, ovvero la famiglia di lui che crede ancora (o vuole credere per proprio tornaconto) che lui sia pazzo e vuole togliergli la podestà sul ducato e tutte le proprietà, mentre Maddy, i suoi amici e la zia lo aiutano a trovare il modo di non farlo dichiarare incapace di intendere e di volere. E soprattutto di non farlo tornare in manicomio.
È difficile trasmettere in poche parole la complessità, la bellezza e l’intensità di questo libro. Posso solo dirvi che è favoloso. Una volta chiuso, Maddy e Christian staranno con voi ancora per un bel pezzo.
Hasta luego.

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