01 giu 2015

A TU PER TU CON... MIRIAM FORMENTI

Solo due anni fa non avrei immaginato di incontrare e conoscere di persona Miriam Formenti,  una scrittrice che stimo e apprezzo da quando lessi il suo bellissimo romanzo Capelli di luna, che tuttora conservo. Da lettrice a cui piacciono i bei libri sono felice che abbia deciso di tornare al romance. Miriam è una scrittrice con la capacità di coinvolgere il lettore nelle sue storie romantiche e ricche di colpi di scena, ma soprattutto estremamente passionali. Francesco e Viola, protagonisti di Capelli di luna – di prossima ristampa -  sono personaggi assolutamente indimenticabili e ne consiglio la lettura a chiunque abbia un debole per le storie d’amore che fanno sognare. Non solo, Miriam sa ricreare con abile maestria lo sfondo storico e  ci si ritrova dentro come se si stesse assistendo a un bel film sullo schermo. Insomma, chiunque abbia voglia di scoprirla come autrice di grande talento narrativo, legga Isabella per sempre, in edicola per tutto aprile nella collana I Romanzi Mondadori, e naturalmente Capelli di luna. Facendole i miei più sinceri auguri per il successo che merita, in conclusione devo ancora aggiungere che anche umanamente Miriam è una donna e un’amica speciale.

1)  Ciao Miriam, io ti conosco da tantissimo tempo, anche se personalmente ci siamo incontrate a La Vie en Rose nel 2009, e vorrei che fossi tu a presentarti alle amiche di Una passione e Oltre.


Come ormai tutti sanno ho qualche annetto, ma mi sento ancora molto, molto giovane.  Sono nata sotto il segno della Bilancia, e anche se credo di possedere alcuni  pregi di questo segno mi porto addosso anche tutti i difetti. Sono un po’ pigra, infatti, golosa e anche molto allegra.  
Ho una bella famiglia di cui vado molto fiera, compresi due magnifici gatti.  
Diciamo che non è una novità il fatto che per me scrivere non è soltanto un lavoro; anche se quando ero ragazzina  mi piaceva solo immaginare  le storie che ora trovate su carta.  Sempre in quel passato, che ormai vedo un po’ lontano, mi divertivo moltissimo anche  a giocare con i bottoni. Mia madre ne aveva una scatola piena e alcuni erano bellissimi: lucidi, colorati, con gli strass… insomma, creavo sceneggiature per quei bottoni,  che nella mia fantasia erano esseri umani, e ricche scenografie con tutto quello che raccattavo per casa,  dai pezzi di stoffa agli specchietti che scovavo nelle borsette di mia madre, che non era sempre contenta. 
2) Dopo i tuoi due bellissimi romanzi di esordio, "Capelli di Luna" e "Un uomo da odiare" hai lasciato la narrativa storico/romantica per quella contemporanea, firmando oltre 400 racconti che sono stati pubblicati dalle più famose riviste italiane. Durante tutti questi anni il romance ti è mancato?
Perché negarlo, il romance mi è mancato moltissimo,  solo che,  banale da dire, ma vero,  avevo sempre qualcos’altro da fare. Come ho già  detto in altre occasioni, infatti, ho cominciato a scrivere racconti e romanzetti brevi  per poter lasciare il mio impiego, e più ne producevo, più guadagnavo.
C’è stato un momento, una decina d’anni fa, in cui mi era  venuta una gran voglia di tornare alla narrativa storica,  e, carica di entusiasmo, avevo ridotto per un mesetto la produzione di racconti scrivendo circa 50 pagine di un romanzo ambientato in Inghilterra nei primi anni dell’800.  Giuro, ero entusiasta! E se non si fosse guastato il mio computer, facendomi perdere tutto il lavoro già fatto,  forse sarei ritornata molto prima  al romance.  Non posso dire di essere quel tipo di persona  che crede alla sfortuna e al destino avverso, ma per un paio d’anni non ho proprio più voluto pensarci. Quando ho ritrovato entusiasmo all’idea di riprovare a narrare in chiave storica,
ho scartato il regency per favorire una storia ambientata fra Francia e Italia nel diciottesimo secolo, e ho pubblicato il romanzo con una delle riviste con cui collaboravo.   
Lo scorso anno, poi,  ho incontrato tutte voi, autrici, blogger, lettrici, e ho pensato che valeva la pena rimettermi in gioco, anche se, lo ammetto, con un po’ di timore. Non sapevo, infatti, se dopo tanti anni di racconti sarei stata in grado di scrivere un bel romance.  E per la verità ancora non so se ci sono riuscita. 
3) Che cosa vorresti dire alle lettrici a proposito di "Isabella  per sempre" il romanzo fresco di stampa uscito nella Collana I Romanzi Mondadori, e con il quale sei tornata al romance?
Il romance che avevo in mente inizialmente doveva essere ambientato in Inghilterra nel periodo regency, che dire, forse era una fissa. Tuttavia, nonostante pensassi all’incipit,  continuava a frullarmi in testa la seconda parte del romanzo, che non era davvero adatto a un regency.  In pratica era perfetto per un medioevale o un rinascimentale;  e facendo ricerche riguardo alla questione importante dei viaggi,  locande di posta e corrieri, ho deciso infine che la mia storia doveva svolgersi nel Rinascimento.
Ho cercato di dare un certo carattere anche ai personaggi secondari e mi ha divertito parecchio descrivere il locandiere. L’ ho immaginato rozzo, servile e vigliacco;  e spero tanto di essere riuscita a descriverlo come lo immaginavo. Il personaggio della balia, invece, lo avevo creato  in un certo modo, ma poi  si è trasformato. Ha spinto per diventare quello che è, come direbbe una nostra cara amica autrice.
Dei miei due protagonisti direi che sono perfetti, insieme. Le due metà della mela. Andrea è bello, coraggioso… simpatico, anche se è certamente prepotente.  Un uomo potente del suo tempo, in  definitiva. Lei è dolce e anche un po’ rassegnata al suo destino di donna con poca voce in capitolo, anche se senza rendersene conto è capace di fare innamorare un uomo per tutta la vita. 
Considero lievemente diverso questo romance da quelli che lo hanno preceduto. Sono partita più dolcemente, questa volta.  I miei protagonisti non si odiano da subito, pur amandosi disperatamente.  Loro si amano e basta, anche se, ovviamente, non tutto fila liscio, altrimenti  il romanzo diventerebbe noioso. Forse  sono troppo romantica, ma immagino questo romance  come un pezzo di musica classica, che parte dolcemente, con lievi picchi verso l’alto per poi diventare forte, quasi violenta verso la fine del pezzo.  
4) Miriam, come ciascuno di noi avrà fatto e farà, quali sogni inseguivi quando ancora non sapevi che saresti diventata una scrittrice?
Non ho mai avuto sogni… esagerati.   Mi piaceva la mia vita comoda.  Andavo in ufficio ogni mattina dal lunedì al venerdì ed ero fuori quasi ogni sera con gli amici. Durante il fine settimana, poi,  giravo con le amiche per negozi.
Come ogni ragazza sognavo l’amore, quello vero;  quello che trovavo nei romanzi che leggevo di solito durante il percorso casa - ufficio.  Quando l’ho incontrato,  un uomo normalissimo, a dire la verità,  ma per me specialissimo, l’ ho sposato subito. Con lui ho desiderato di avere dei figli, e devo dire che sono stata fortunatissima poiché le nostre bimbe sono arrivate subito. A quel punto la vita da nottambula era già  stata dimenticata e anche lo shopping accantonato un pochino.  
Ecco… avida, qualche volta sognavo di vincere al totocalcio, salvo poi giocare solo poche volte, quando mi trovavo per caso davanti a una ricevitoria. 
Quindi anche in quel periodo i miei sogni erano più desideri, spesso appagati, di stare bene, di crescere con tranquillità le mie figlie, uscire ogni tanto con i nostri amici e comprare una casa.  Cosa che ho fatto.  La voglia di  scrivere è arrivato dopo, quasi per caso.
5) Ora ti rivolgerò alcune domande che faccio a tutti gli amici che intervisto. La prima è: ti senti previlegiata? 

Assolutamente sì.  E’ bellissimo alzarmi al mattino, fare colazione e decidere se sedermi o no davanti al computer.  Faccio un lavoro che mi piace e lo faccio quando mi sento di farlo. E poi mi sembra quasi di essere un’altra quando mi immergo nel racconto. Anzi, sono proprio la mia protagonista, chiunque essa sia,  fino a quando non squilla il telefono,  i gatti miagolano o dal basso suona il postino.
6) Qual è stato il tuo primo pensiero subito dopo aver saputo che avrebbero pubblicato un tuo romanzo?
Davvero? Ma allora è piaciuto! 
7) Se avessi la possibilità di realizzare un desiderio, cosa chiederesti al destino? 
Insomma, non sì può chiedere la pace nel mondo e quindi mi limito a me e alla mia famiglia: vorrei  che le mie figlie fossero sempre felici. Se mi guardo indietro mi rendo conto che io lo sono stata e che lo sono  ancora. 
Puntando invece il faro sul lavoro, e ammetto che diventano due desideri, come tutte mi piacerebbe arrivare in libreria.  Sinceramente vorrei che tutti i nostri romance si trovassero non solo in edicola ma anche in libreria.  Mi piace pensare che le lettrici possano prendere fra le mani i nostri libri,  osservare la copertina, leggere la quarta  e decidere di acquistare la nostra opera  senza affanni e senza scadenze.  
8)Qual è il libro che non hai scritto e che avresti voluto scrivere? Hai un'autrice/autore di riferimento? 
I libri che avrei tanto voluto scrivere sono tre :  ‘Il figlio del diavolo ’ di Georgette Heyer, ‘Il  giorno dei Trifidi ’ di John Wyndham e  ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto ’ di  Oscar Wilde .
Per quanto riguarda  i romance storici, come sapete ci provo. Tentare con la fantascienza vorrei, anche se non so se potrei esserne all’altezza, dal momento che non conosco il  linguaggio tecnico che caratterizza il genere; e la commedia… le sceneggiature non sono certo facili, anche se le creavo per i miei protagonisti bottoni. In quanto a un autore di riferimento, sembrerà strano ma direi che non ne ho.  Forse mi sono formata su molti semplicemente leggendo, scoprendo che mi piaceva qualcosa di ognuno di loro.
9) Che posizione occupa la scrittura nell'ambito della tua vita? Voglio dire, sei pervasa dal sacro fuoco dell'arte al punto da trascurare tutto il resto quando sei ispirato, oppure anteponi a essa altri valori che consideri prioritari?
La scrittura è importante ma non mi dimentico di chi mi sta intorno, quando lavoro. Non mi da fastidio rispondere  al telefono; parlo con mio marito e lo ascolto.  Gli altri esistono, insomma, compresi  i  gatti, che per la verità mi distraggono molto. Forse è per quel motivo che scrivendo  non riesco ad andare veloce quanto vorrei.  

10) quali sono i tuoi buoni propositi per il 2011?
Se ti dico che voglio scrivere in pochi mesi il nuovo romanzo che mi ronza in testa è troppo banale? E poi c’è la novità dell’antologia e ho già la mente in subbuglio al pensiero di come scriverò il mio racconto. 
Ringrazio il blog ‘Una passione e oltre ’ che mi ha ospitato, in particolare Lady Aileen, la cara amica Mariangela Camocardi per questa bella chiacchierata  e tutte le care amiche lettrici.
INTERVISTA A CURA DI MARIANGELA COMACARDI
 

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