1 giu 2015

RECENSIONE: - GARDEN - EMMA ROMERO

Garden
AUTORE: Emma Romero
CASA EDITRICE: Mondadori
DATA PUBBLICAZIONE: 2013

Il ritardo è negligenza. La negligenza è disordine. Il disordine è il seme della perdizione. Maite è tra le operaie più efficienti nella fabbrica in cui lavora. In fondo non ha scelta: se commettesse un'infrazione sarebbe punita con la morte.
Maite coltiva in segreto la sua passione, il canto, e sogna di raggiungere il leggendario giardino alla fine del mondo, dove si narra vivano i ribelli in completa libertà e dove pare siano sopravvissute le lucciole. Perché il suo paese è diventato una prigione fredda e spoglia. Dopo una lunga guerra, l'Italia è stata divisa in Signorie e, per impedire il ritorno al caos, le arti e le scienze sono riservate a una casta di eletti, mentre gli esclusi sono condannati a una vita di obblighi e privazioni.
L'unica fonte di svago è la Cerimonia, la grande festa celebrata per l'anniversario della Rinascita. Maite ha sempre voluto esibirsi su quel palco, ma il giorno in cui potrà finalmente ottenere il suo riscatto scoprirà che, in un paese che ha ucciso ogni speranza, anche dai sogni si può desiderare di fuggire...
Un romanzo italiano dal sapore internazionale che dipinge con lucida spietatezza uno scenario più vicino di quanto possiamo immaginare.

Sull'onda del rinnovato successo del genere, arriva la distopia made in Italy.
La vita di Maite è lavorare per tutta la notte in una fabbrica soffocante, tra macchinari pericolosi ed inquinamento acustico. La vita di Maite è girarsi dall'altra parte quando i vicini di casa spariscono e gli amici sono crivellati di proiettili in mezzo alla strada.
Sì, perché ad Àmor sopravvivere alla fame, alle malattie ed ai turni di lavoro massacranti non è nulla se si infrangono le rigide regole del regime, che vieta persino di praticare le arti, pubblicamente o in privato.
L'idea era buona, lo stile narrativo dell'autrice anche, ma purtroppo il romanzo non mi ha soddisfatta del tutto.
L'universo di Garden non è delineato bene quanto avrei voluto, il funzionamento del governo del Presidente risulta poco chiaro. Logico è il meccanismo di sfruttamento della popolazione, in particolar modo quello degli operai; logico il rigido controllo delle nascite e della distribuzione delle risorse... Ma che si possa finire giustiziati per aver cantato una canzone, e nemmeno a sfondo politico? La pratica delle arti è condannata al punto che la protagonista, da bambina, veniva zittita quando produceva gorgheggi, nonostante fosse in età pre-verbale! Può anche starmi bene, siamo in una distopia, ma mi aspetto che ci sia un motivo, che una qualche sconvolgente rivelazione finale mi spieghi le ragioni di questa proibizione. Invece la creatività sembra essere vietata perché sì, per rincarare la dose e ricordarci quanto è brutta l'Italia in cui si muove la protagonista. Ma se vogliono tenerli buoni, questi lavoranti, che motivo c'è di non permettere loro di svagarsi? Di privare il paese di mano d'opera tramite le esecuzioni di dissidenti che in realtà non hanno nessuna ambizione rivoltosa? Senza una spiegazione, che ci sarebbe potuta essere, sembra una forzatura.
Il personaggio di Maite risulta interessante, riesce a farci percepire la propria frustrazione, il proprio desiderio di libertà e la consapevolezza di non avere via di fuga. Il suo punto debole sono le relazioni interpersonali: troppo poco approfondite, solo accennate, al punto che se non sono superficiali nella loro essenza, sicuramente è in modo superficiale che vengono presentate. Non sono riuscita sentire davvero il suo attaccamento per Erika, non sono riuscita a capire i suoi sentimenti per Luca.
Poco approfondito è anche il profilo del Presidente, al punto che pur essendo il "cattivo" non mi ha suscitato quell'odio viscerale che avrebbe dovuto. Riuscitissimo è invece Einar; forse il mio personaggio preferito tra le pagine di questo libro.
La preparazione di Maite alla Cerimonia però mi ha ricordato alcune scene di Hunger Games, ed Alfio è pericolosamente simile a Cinna.
Il finale è stato un po' deludente [ATTENZIONE, DI SEGUITO SPOILER]La ribellione del popolo messo di fronte alle atrocità compiute dal governo avrebbe senso solo se quelle atrocità non fossero già state compiute sotto gli occhi di tutti ed alla luce del sole. La gente viene prelevata per essere terminata (e qui usiamo pure l'eufemismo di nostra scelta, ma sappiamo bene che cosa significa) per aver tardato di un paio di minuti a lavoro, per aver fatto un disegno, per aver guardato le lucciole. Le persone hanno talmente paura di infrangere la legge da tapparsi occhi ed orecchie di fronte ad un ribelle per timore di essere considerate sue complici! Vivono paralizzate dal terrore.
Ed il pubblico all'improvviso rimane sconvolto, e trova il coraggio di reagire, grazie al filmato che mostra un dietro le quinte piuttosto ovvio sin dall'inizio? Poco credibile.
La fuga della protagonista poi è di un'ingenuità disarmante; scarsamente realistica. Ciò che salva la conclusione è forse l'ultima riga, quella pulce che viene messa nell'orecchio del lettore portandolo a chiedersi come (e se) proseguirà la storia.
Ad Emma Romero, se mai pubblicherà qualcos'altro, darò di certo una seconda possibilità, perché è una buona narratrice e ha di sicuro un potenziale. Il mio parere su Garden però non può dirsi pienamente positivo.

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