1 giu 2015

ORNELLA ALBANESE

Sono nata a Giulianova, in Abruzzo, in quella che poi ho sempre chiamato la casa magica.

Era la casa dei miei nonni, sperduta nella campagna, ombreggiata da un pergolato di glicine, e lì ho trascorso i lunghi mesi estivi fino agli otto anni.Così, per tutto l’inverno, non facevo che aspettare l’estate.Nella casa dei nonni mi sembrava di vivere in un mondo magico e senza tempo. E poi c’erano i grilli, le lucciole, i profumi della campagna, i tramonti silenziosi, i coniglietti così piccoli che stavano comodamente in una tasca e i bambini del giardiniere, che io invidiavo perché potevano camminare ovunque a piedi nudi.Di quelle estati ricordo anche le storie che mi raccontava mio padre.La casa aveva tante stanze e ognuna era animata da una leggenda. Solo molto più tardi ho saputo che le inventava lui.A me piace pensare che sia stato proprio mio padre a trasmettermi il gusto di creare storie.Ancora oggi la casa dei nonni ha un posto privilegiato nella mia memoria, anche se ho avuto la fortuna di vivere in molti luoghi bellissimi.A Lecce, per esempio, dove il barocco ha tessuto merletti di pietra sulle facciate delle chiese e dei palazzi.A Milano, città dal vasto respiro e dagli eventi irripetibili.A Mosciano S.Angelo, un piccolo centro in collina, dove la vita può essere assaporata adagio e i rapporti umani non sono bruciati dalla fretta.In Messico, a Puebla, città splendida che rimanda, in ogni suo angolo, alla forte presenza degli antichi conquistatori spagnoli.Adesso vivo a Bologna, in una casa con le finestre affacciate su un parco di abeti, nonostante sia nel cuore del centro storico. Sono sposata con un uomo che ammiro moltissimo per le sue qualità, ma prima di tutto per la tenacia. Infatti non è sempre facile vivere accanto a una donna che a volte incanta lo sguardo perché sta pensando a come sciogliere un nodo nel romanzo di turno. I nostri due figli si chiamano Claudio e Marco: il primo studia Economia; il secondo fa atletica a livello potrei dire professionale e, nei ritagli di tempo, studia.Inventare storie è una passione che ho avuto da sempre. Fin da piccola ho scritto favole, poesie, racconti.Ho cominciato a pubblicare a sedici anni, collaborando alla narrativa di alcune riviste (Gioia, Bella, Milleidee) con una vasta produzione di racconti gialli e rosa. Anche attualmente scrivo per Intimità romanzi brevi e a puntate.Dal 1997 ho pubblicato otto romanzi per la casa editrice Le Onde con lo pseudonimo di Alba O’Neal.Infine ho scoperto il Romance storico, e così è cominciata la mia collaborazione con Mondadori, e la conseguente pubblicazione di otto titoli nella collana I Romanzi.Questo è sicuramente il genere che mi è più congeniale perché permette di creare storie che si svolgono in antichi castelli e in ricche dimore patrizie, edifici che mi affascinano da sempre. E infatti è stato davanti a un castello severo ed enigmatico, Castel del Monte, che ho deciso di scrivere il mio primo romance storico: Il volo del falco.Una caratteristica del Romance è quella di rendere verosimili storie che spesso, nei loro intrecci, sono improbabili, quindi l’attendibilità storica, a mio parere, deve essere rigorosa. Ecco perché ho deciso di far muovere i personaggi di quel primo romanzo all’interno del castello di Federico, seguendo la reale disposizione delle stanze, della corte, degli accessi alle torri. Ma inseguo l’attendibilità anche in piccoli particolari che possono passare inosservati: lo smeraldo che brilla al dito medio di Federico in Cuore di Lupo, per esempio, è rigorosamente storico, come si è potuto vedere quando è stato scoperchiato, in tempi più recenti, il suo sarcofago. E se durante una serata musicale, in Inganni d’amore, il pianista si chiama Emanuele Muzio, non si tratta di un nome inventato, Emanuele Muzio è esistito davvero ed era un allievo di Giuseppe Verdi. Mi piace collocare i miei romanzi nel medioevo perché ritengo sia un periodo così tormentato della nostra storia da amplificare le pulsioni degli uomini: si uccideva con più ferocia, si credeva in Dio con più fanatismo, si coltivavano ambizioni ossessive, si perseguitava con più crudeltà e si amava con più furore. Nei romanzi ambientati nell’Ottocento, invece, mi piace giocare su registri diversi: la sensualità si fa più morbida, le situazioni intriganti, i dialoghi spesso ironici.Nelle mie storie tutto si gioca sull’incertezza fino all’ultima pagina, perché sono convinta che l’attrattiva di una narrazione stia proprio nel fatto che i protagonisti si misurano, si inseguono e si combattono in sfide che non hanno certezze. Il coinvolgimento viene meno quando tutti i nodi si sciolgono. Se l’amore, infatti, diventa sicuro e appagato, smette dal punto di vista letterario di essere interessante. Ed è in quel preciso momento che si conclude il romanzo. Quando mi chiedono cosa serve per scrivere una bella storia, io rispondo sempre il cuore. La mente è importante perché supporta il lavoro, disciplina il sentimento per smussare gli eccessi, crea il perfetto congegno della trama, suggerisce l’ironia. Ma tutto va scritto col cuore. Forse non si creerà il best-seller, ma sicuramente si raggiungeranno altri cuori. Quelli delle lettrici che sanno volare.Perché una volta ho letto che tutti siamo dotati di ali, ma solo chi ha cuore e fantasia riesce a volare. Per finire, due righe dedicate a Muci, la nostra gatta, che praticamente vive accanto al mio portatile e quindi condivide con me ogni singola parola che scrivo.Sapete che comincio a nutrire il sospetto che sia in grado di decifrare la scrittura degli umani?

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ORNELLA ALBANESE
 

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