2 giu 2015

ALEXANDER - CRONACHE DI GUERRA DI ALESSANDRO IL GRANDE

A parte “Lady Oscar” (in cui la protagonista è una donna formidabile), “Capitan Harlock” (che annulla la differenza tra la possibilità di navigare sul mare o nello spazio), e forse “Ken il guerriero” (saga epica e post-apocalittica nella quale amavo soprattutto Rey), confesso che i cartoni animati giapponesi non mi hanno mai entusiasmato a fondo.
Le numerose serie dedicate ai robot mi hanno sempre annoiato a morte, le storie relative a orfani infelici o adolescenti problematici non rientrano nei miei gusti, e di altri esempi non ricordo nemmeno i titoli o le trame.
C’è però una felice eccezione a questa generica insofferenza, costituita da un anime i cui punti di forza sono la grafica (eroica ed esagerata), l’estrema brevità (nessuna lungaggine estenuante, ma solo 13 episodi) e il fascino di un personaggio immortale, storico e leggendario insieme. Sto parlando delle “Cronache di guerra di Alessandro il Grande” , più concisamente nota come “Alexander”, una serie che in Italia è stata trasmessa e replicata più volte da MTV nel corso degli anni Novanta, e che io mi sono riguardata tutte le volte che ho potuto.
Tratta dall’omonimo romanzo di Hiroshi Aramata (purtroppo inedito in Italia e relativamente introvabile), la serie ripercorre sinteticamente, eppure in modo avvincente, le gesta di Alessandro Magno: prima principe di Macedonia a rischio di perdere la successione al trono del padre Filippo II, poi re e condottiero in grado di concretizzare un grandioso sogno di conquista.
Le tappe della sua ascesa straordinaria ci sono tutte: la battaglia di Cheronea, in cui per la prima volta dimostra il suo valore alla guida della cavalleria, l’ambigua morte del padre Filippo e l’appoggio energico della madre Olimpiade (che ha fama di strega, probabilmente non estranea alla morte del marito, che l’aveva ripudiata a favore di un’altra moglie e di un altro erede), il grande Aristotele, suo maestro e precettore, ma anche suo inflessibile osservatore. E poi il trono, il Nodo di Gordio che profetizza la grandezza futura e l’incontro con Diogene (sì, quello che viveva dentro una botte… ), le battaglie epiche contro i Persiani di Dario, la costruzione dell’altro grande sogno – la
città di Alessandria in Egitto – l’incontro con l’amata Rossane, e infine le amare avvisaglie della fine, quando si inizia ad intuire che dopo Alessandro il sogno da lui realizzato non potrà durare, ed anzi si sgretolerà nella pochezza dei suoi successori, ambiziosi ma inadeguati a reggere il peso del “mondo” da lui stesso creato.
Lo accompagnano in questa straordinaria avventura alcuni amici: il bellissimo e taciturno Efestione, l’eroico Filota (che ad un certo punto sarà – a torto – accusato di tradimento), il debole Tolomeo, e infine l’energica Cassandra, nipote di Socrate, da lui posta al fianco del re per proteggerlo e insieme per controllarlo. Nello sviluppo della vicenda infatti la Storia sfuma nell’immaginazione, e accanto alle conquiste di Alessandro si pone l’idea di una funesta profezia, secondo la quale il giovane distruggerà il mondo: ago della bilancia e misterioso punto di equilibrio insieme, il cosiddetto Solido Platonico, un elemento in grado di creare quanto di annientare. 
Sarebbe complicato addentrarsi in tutte le questioni mistiche e filosofiche implicite nella faccenda, che del resto armonizzano a meraviglia con l’andamento solenne e silente di gran parte della narrazione: ma tutto sommato non è nemmeno necessario farlo, dato che gli elementi di maggior interesse della serie stanno altrove.
La grafica è sicuramente uno di essi: snelli, longilinei e spigolosi in maniera pressoché irreale, tutti i personaggi principali si fanno ricordare almeno quanto le macchine che l’andamento diacronico della storia pone sui campi di battaglia assieme ai cavalli e alle mitiche lance macedoni. Spalle larghe, gambe senza fine e bacini strettissimi accentuano ai limiti estremi quella tendenza al disegno slanciato che i giapponesi mettono in campo laddove si tratti di raffigurare forme umane non orientali. Quelle eroiche ed importanti, almeno, perché se poi andiamo a guardare il massiccio generale Parmenione (un ambiguo traditore) o il grottesco Diogene, una sorta di bizzarro nanerottolo, ci troviamo di fronte a curiose variazioni del tema.
In generale questa versione della vita e delle gesta di Alessandro vive più d’azione, di sottintesi o di pause meditative (di musica, al massimo), che di parole. Tuttavia per me un altro elemento importante, in grado di valorizzare notevolmente l’insieme, è sempre stato il doppiaggio della serie: danno infatti voce ai vari personaggi alcuni dei migliori doppiatori italiani, qualcuno purtroppo scomparso nel frattempo, ma ancora vivo nella memoria e nell’apprezzamento. La voce del narratore ad esempio era del compianto Cesare Barbetti, quella di Dario dell’altrettanto compianto Sergio Di Stefano: potrei citarvi decine di personaggi cine-televisivi ai quali negli anni mi sono affezionata anche e soprattutto in virtù delle loro qualità vocali! Ugualmente scomparso di recente Glauco Onorato, che dava voce a Filippo di Macedonia.
Sandro Acerbo (spesso capace di eccezionale umorismo, ma qui grave ed introverso) è Alessandro, Roberto Chevalier è Filota, Vittorio De Angelis è Efestione: li amo tutti come se fossero amici.
Cassandra ha invece la voce di Pinella Dragani, mentre Olimpiade è doppiata da Serena Verdirosi (altra grande veterana!). E poi, per Parmenione, una delle voci migliori in assoluto, più matura delle altre ovviamente, ma indimenticabile: quella di Renato Mori.
Insomma, si può dire tranquillamente che il fascino di “Alexander” deriva dall'unione di tanti particolari, ognuno dei quali favorisce la costruzione di una cosa bellissima. Godibile anche da chi non abbia poi grande familiarità con la Storia.

Postato da LadyJack - © Tutti i diritti riservati

Foto DVD Alexander - The Movie Cronache Di Guerra Di Alessandro Il Grande (Dynit)
 

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