31 mag 2015

RECENSIONE: - LINGUA IN BOCCA - MISS SELINE

AUTORE: Miss Seline
CASA EDITRICE: Amazon.it
DATA PUBBLICAZIONE: 2014

Ogni sera parcheggio il Minonzio sempre nello stesso punto, su una losanga d’asfalto al centro di un incrocio piuttosto frequentato verso la periferia della città. Faccio salire le fiancate ribaltabili del furgone, allungo il tendalino e dispongo qualche tavolo con sedie di plastica, poi mi metto a servire i clienti fino alle sei del mattino, quando le luci dell’alba scacciano i randagi che si fermano a bere un goccio al mio chiosco. Che sia estate o inverno, che piova, nevichi o ci sia da schiattare per il caldo, io sono al mio posto. Da un quarto di secolo osservo le facce di chi si ferma a parlare, bere, litigare o semplicemente per stare accanto a una luce, come falene smarrite. I miei clienti sono strana gente. Ho ascoltato troppe storie strappalacrime per lasciarmi condizionare. Io vendo panini e hot-dog, Coca Cola e Cuba Libre, e le storie che volteggiano ogni notte attorno al mio chiosco sono i frammenti di vite andate in malora e di speranze gettate nel cesso. Storie di sesso, perlopiù, e di oscuri delitti. Ma anche di quella razza che chiamo derelitti, una tribù in espansione che si riproduce con la velocità dei conigli. Animali stupidi con il naso fremente che non hanno mai voglia di ascoltare e che pensano di essere i soli ad avere una storia da raccontare. Come quelle che trovate in questo libro…

Charles Bukowski al femminile? Be’, per certi versi sarebbe facile affibbiare questa definizione alla misteriosa Miss Seline (pseudonimo dietro a cui si cela un’autrice italinissima), se non altro per il modo che ha di raccontare le sue storie, e per il piglio dei protagonisti dei suoi racconti, aggregati in questa antologia dal titolo che incuriosisce. Da’altra parte, ritengo che una definizione del genere sarebbe riduttiva, perché diversamente da Bukowski, re assoluto della trasgressione alcolico-sessuale, nei racconti di Miss Seline compare a tinte forti (ma non rosa) la componente femminile, che l’autrice non riesce a tenere a  bada nemmeno quando costruisce dei protagonisti maschili. E’ una questione di sentimenti e di prospettive, più che di linguaggio e di azioni (questi sì bukowskiani), e lo capiamo fin dalla scelta del punto di vista narrativo, che viene assegnato a quello che dovrebbe essere l’alter ego dell’autrice: una donna che ogni notte posiziona il suo furgoncino Minonzio sotto i piloni dell’autostrada, nella periferia di una città che non è difficile identificare come la capitale meneghina, e mentre distribuisce panini, alcolici e Coca Cola agli sbandati della notte, ascolta i loro racconti, tragici, folli e sconclusionati, e li riporta al lettore.
Certo, a guardare la copertina di “Lingua in bocca”, quelle gambe magnifiche calzate da scarpe che ben si adattano a uno dei personaggi dell’ultimo racconto della raccolta (“Profilo di platino”), e che sappiamo essere le gambe dell’autrice stessa, non è facile credere che la voce narrante dell’antologia possa agghindarsi in quel modo, mentre serve ai tavoli del suo furgoncino (se fosse così, ditemi dov’è, che corro subito a vedere!), eppure c’è una correlazione fra tutti gli elementi che compongono questo libro, e che ci dà il quadro preciso della scrittrice con cui abbiamo a che fare: racconti tosti, senza recriminazioni, fatti di lacrime, sangue e irriverenza; belle gambe offerte in modo spavaldo al lettore; pseudonimo di garanzia per chi sa che i suoi racconti ci vanno giù pesante; una voce narrante fredda e distaccata che rappresenta l’anima indifferente della società che assiste ogni giorno al degrado delle periferie, e che non può fare nulla per invertire il processo.
Tutto questo in un ebook da 2,68 euro, una cifra più che abbordabile per chiunque voglia dedicarsi non alla solita lettura pulp da sottoscala, ma a un prodotto di rabbia e furia genuine, che si fa apprezzare per i significati profondi e per il modo del tutto inusuale che ha di parlare ai lettori, senza i filtri anemici della retorica letteraria di questi ultimi tempi.


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