04 ott 2015

RECENSIONE: - 9 GIORNI - GILLY MACMILLAN


9 GIORNI
di Gilly Macmillan
Newton Compton
Pagine 480
autoconclusivo

Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima questo romanzo e devo dire che è stata una piacevolissima scoperta. A mio giudizio, l’autrice tratta, con un’abilità degna di nota per un’esordiente, un tema di estrema attualità: quanto conosciamo chi ci sta accanto e quanto il nostro giudizio viene condizionato dai mezzi di informazione e dai social?
In questo villaggio globale, dove le distanze si sono accorciate e dove la gestione e la condivisione delle informazioni è diventata sempre più veloce e per certi aspetti incontrollabile, quanto peso ha la nostra parola sul web?
La trama di 9 Giorni è molto semplice. Rachel, una giovane donna uscita da poco da una dolorosa separazione dal marito, passeggia in un bosco col il figlio Ben, di otto anni, e con il loro cagnolino.
Il bambino chiede alla madre di poterla precedere sul sentiero che stanno percorrendo, per poter arrivare prima al parco giochi. Rachel, dopo un attimo di esitazione, acconsente.
Ben sparisce nel nulla e nulla, da quel momento in poi, sarà più come prima.
I punti di forza del romanzo sono molteplici. Prima di tutto la struttura narrativa.
La trama si sviluppa attraverso un prologo, collocato in linea temporale un anno dopo gli avvenimenti,  nove capitoli, corrispondenti ai nove giorni del sequestro e un epilogo che si riallaccia al prologo.
Le due voci narranti che si alterneranno per tutto il romanzo, quella di Rachel e quella del detective che indagherà sul caso,  Jim Clemo, ci daranno l’idea di quanto la scomparsa del bambino abbia portato entrambi sull’orlo di un precipizio. Rachel ne è uscita profondamente disincantata, mentre Jim è ormai un detective distrutto dai rimorsi e dal senso di colpa, preda di attacchi di panico e insonnia perenne. Ovviamente, nel prologo, nessuno dei due fa comprendere se alla fine il piccolo Ben sia stato ritrovato e soprattutto se sia stato ritrovato vivo. Inoltre non spiegano esattamente cosa, in quei nove dannati giorni, li abbia sconvolti al punto tale da trasformarli in persone radicalmente diverse da ciò che erano.
E qui arriviamo al secondo punto di forza di questo romanzo. É la prima volta che mi capita di non aver minimamente compreso quale fosse il reale colpevole e il suo movente fino a quando l’autore non ha scelto di farcelo sapere. La Macmillan è stata davvero magistrale nel seminare una miriade di false piste, ognuna seguita e sponsorizzata da qualcuno. Il lettore si ritroverà a seguire il procedere dell’indagine che, se all'inizio sembra ferma in un punto cieco, ad un tratto avrà fin troppi presunti colpevoli.
Altro punto di forza del romanzo, quello che in assoluto più di tutti ho apprezzato, è la capacità della Macmillan di far provare al lettore la straziante esperienza di essere vittima di una macchina mediatica imprevedibile e incontrollabile.
Il tema del rapimento è, in fin dei conti, un pretesto per parlare della società in cui viviamo. Per quanto sia dura ammetterlo oggi, l’immagine in senso lato, ha un peso determinante. I mass media e i social possono devastare letteralmente la vita di alcuni individui sulla base di preconcetti e informazioni sbagliate.
La libertà di parola è importante, ma prima di parlare, prima di affermare su una piazza virtuale così vasta ciò che pensiamo, dovremmo sempre riflettere sulle conseguenze che quelle parole possono avere sulla vita degli altri.
Rachel, infatti, per una serie di sfortunate circostanze, viene vista come una donna sull'orlo della depressione, incapace di badare al proprio bambino, una donna che in maniera diretta o indiretta è colpevole della sua scomparsa. Una “pessima madre” come scrive un misterioso blogger, riscuotendo molti consensi tra gli utenti di internet e generando così, suo malgrado, una serie di eventi a catena, francamente inimmaginabili per il lettore e che condizioneranno pesantemente le indagini sulla scomparsa del piccolo Benedict.
Non voglio raccontare molto altro della trama, sarebbe un delitto, perché vi priverebbe del piacere di scoprire pian piano quanto, dietro la sottile patina di perbenismo, si nascondano in fin dei conti istinti e desideri ancora molto primordiali.


Giudizio complessivo: bellissimo.

MISST 
misst.books@gmail.com

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