2 nov 2021

D.B.LANA

 

D.B.Lana è l’abbreviazione di Debora Biancalana.

Sono nata a Perugia, ho conseguito la maturità scientifica e poi mi sono laureata in Economia e Commercio.

Dopo aver lavorato per tredici anni nel settore contabile - amministrativo in varie aziende e studi commerciali, nel 2011, ho lasciato il lavoro per occuparmi dei miei tre figli. In quell’anno ho iniziato a scrivere questo primo romanzo, terminato nel 2014 e poi auto pubblicato su Amazon a dicembre 2020.

Ho iniziato a scrivere per una sopraggiunta esigenza di dare sfogo alla mia fantasia e sono riuscita a farlo grazie al mio papà che mi ha insegnato la volontà e la costanza di scrivere e alla mia mamma che, con il suo aiuto, mi ha regalato il tempo per realizzare questo sogno. Il libro è dedicato a loro che ora sono al di là delle nuvole.

Il mio hobby per il disegno e la pittura mi ha portato a collaborare con Francesca Tomasini, illustrando alcune sue poesie pubblicate su Amazon a febbraio 2021 nella “Raccolta di poesie Blu”.

Un’altra passione è la musica: mi piace ascoltarla e mi lascio ispirare da lei, tanto che nei miei romanzi non manca mai una play list.

Sono una lettrice in prevalenza di romanzi d’amore e di questo genere ho iniziato ad apprezzare, da principio, autori famosi (Kathleen E. Woodiwiss, Nicholas Sparks, Sveva Casati Modignani…) fino ad arrivare, oggi, a leggere autori e autrici emergenti, contemporanei sia italiani (Felicia Kingsley, Anna Premoli, Silvia Avallone, …) che stranieri (Nicolas Barreau, Ali McNamara…), nonché romanzi auto pubblicati (Amabile Giusti, Virginia Dellamore…). Per essere sincera, colui che mi ha appassionato maggiormente e che per primo mi ha portato nel fantastico mondo della lettura è Ken Follett; scrittore non romantico ma di magistrale bravura, di cui ho letto quasi tutti i romanzi. 

Oggi continuo a lavorare come impiegata part-time, faccio la mamma, ascolto musica, leggo, scrivo e dipingo.


 

PRESENTAZIONE

Il romanzo nasce dall’idea di raccontare una storia d’amore che muove i primi passi in un contesto frivolo e leggero come quello dei reality per poi indagare come il rapporto possa ripercuotersi nella vita reale.

Dai sogni di gloria e di successo fondati sul puro desiderio di divertimento e di ricchezza si passerà a dover affrontare scelte importanti che faranno capire ai protagonisti quali sono i veri valori della vita: l’amore e la famiglia.

È una storia attuale che si rifà a situazioni reali, tipiche della nostra società, ma che si complica in circostanze romanzate dai risvolti inaspettati.

È una favola moderna in cui il principe è un affascinante ragazzo, appena laureato in architettura, che sogna di recitare e Cenerentola è una bellissima ballerina che, dopo essere stata un’insignificante collegiale e aver fatto la badante, sfonderà nel mondo dello spettacolo.

È un romanzo adatto a un pubblico di tutte le età e che, quindi, per argomenti e stile narrativo, può essere letto sia da adolescenti che da adulti.

 

TRAMA

Gioia, una giovane ballerina di pole dance, si innamora di Maurizio, un affascinante disegnatore di fumetti che vuole diventare un attore. Con lui vivrà una passione travolgente, mentre sarà lanciata con successo nel mondo dello spettacolo; ben presto, però, si ritroverà a dover lottare per conquistare l'amore di Maurizio, a dover assistere al naufragio di un'importante amicizia e a dover risolvere problemi familiari, oltre che a elaborare dolorosi lutti.

Sullo sfondo della storia d’amore di Gioia e Maurizio si muove un personaggio enigmatico: il Generale William Bundì. Uomo freddo e cinico, Bundì rimane nell’ombra a manovrare i fili della vita di Gioia, fino a quando, costretto a uscire allo scoperto, dovrà svelare le verità di un passato scomodo, un passato che ha fortemente condizionato tutta la vita della ragazza.

A Firenze, Roma e Londra, Gioia sogna di costruire la famiglia che non ha mai avuto e, ogni volta che alza lo sguardo al cielo, vede una nuvola prendere la forma di un cuore; questo perché, nonostante tutto, qualcuno veglia su di lei.

 

RECAPITI

Facebook: Debora Biancalana

Instagram: dblanabooks e dblanaart

 

 

ESTRATTO

PROLOGO

 

10 dicembre 2012

 

Il cielo era velato da uno strato di soffici nuvole bianche e, nonostante l’aria fredda e frizzante penetrasse nei polmoni come fosse ghiaccio fuso, il sole faceva capolino per rendere luminosa quella mattinata di dicembre.

Uscita dall’edificio della Rai, ferma sugli scalini davanti al grande portone d’ingresso, Gioia cercava di scacciare il senso d’inquietudine che aveva provato passando vicino all’albero di Natale riccamente addobbato, che troneggiava nello spazio antistante alla portineria.

Era appena tornata da New York e lì le luminarie, i negozi di Manhattan, la neve e i numerosi Babbo Natale con i campanacci le avevano dato un’euforia fanciullesca che non aveva mai potuto provare nei Natali della propria infanzia, molti dei quali passati in collegio con le suore. Quei pochi giorni di dicembre passati nella City le erano sembrati fiabeschi, quasi irreali. Ora, però, non si trovava più negli Stati Uniti, dove aveva trascorso sei meravigliosi mesi impegnata in un corso di danza professionale all’Accademia di Broadway; era tornata a casa e qui, da vent’anni, ogni singolo Natale della sua giovane esistenza, aveva dovuto assistere al frantumarsi delle aspettative per questa festa che per lei non era mai stata né magica né speciale.

Comunque il presente Natale avrebbe dovuto rappresentare una svolta, almeno Gioia lo sperava e intanto c’era da festeggiare il nuovo e importantissimo ingaggio.

Alzò gli occhi al cielo pensando che la sua mamma sarebbe stata orgogliosa e felice e, come al solito, quando pensava a lei guardando su verso l’infinito, una nuvola prese la forma di un cuore. Gioia sorrise commossa, avvicinò alle labbra le mani unite anch’esse per formare un cuore, e lanciò un bacio verso il cielo, poi si mosse per raggiungere l’auto parcheggiata lì vicino. Era attesa a “Palazzo Bundì”, convocata per una questione molto importante.

Venne annunciata dal maggiordomo e fatta entrare nello studio del padrone di casa.

Gioia si precipitò verso l’anziano signore, lo abbracciò stringendolo forte e sprofondando nel suo ampio torace; lui la baciò sulla fronte.

«Mi sei mancato!»

«Anche tu Gioia, non sai quanto.»

«Mi dispiace di averti lasciato solo, ma era necessario fare questo corso per avere l’abilitazione all’insegnamento della danza.»

«Lo so,» la rassicurò, «non ti preoccupare.»

Il tempo appena trascorso era stato necessario anche a lui per organizzare ciò che sarebbe accaduto da lì a poco.

Si misero seduti con la scrivania che li divideva.

«Ho dovuto anticipare di qualche giorno il mio rientro perché oggi c’è stato un incontro fra i vertici Rai e gli organizzatori del Festival di Sanremo.» Lei gli fece un grande sorriso. «Hai davanti a te la valletta della prossima edizione!»

«Oh no! Gioia!» si accigliò. «Non mi dire che hai già firmato!»

«Sì.»

Lui esasperato sollevò il viso verso il soffitto.

«Ma come mai sei così contrariato?»

«Lo sai! Ricominciamo con il circo mediatico! Pensavo che non mi sarei più dovuto preoccupare di finire sui giornali.»

«Ci sei mai finito?» chiese Gioia con una punta d’ironia.

«No, non ancora. Ma…»

«Ma anche questa volta non ci finirai! Fidati» lo rassicurò.

L’anziano signore rimase perplesso, sapeva che per un tale evento televisivo sarebbe stato impossibile sfuggire alla morbosa curiosità di certi giornalisti per la vita privata di Gioia. L’organizzazione di cui era stato capo per tanti anni avrebbe evitato solo il diffondersi dei particolari più sensibili e confidenziali mentre, questa volta, tutto il resto sarebbe senz’altro venuto a galla.

«E poi,» proseguì Gioia, «con i soldi che guadagnerò potrò finalmente realizzare il sogno di aprire una scuola di danza. Devo solo trovare la location ideale.»

«Se è per questo, ti avrei dato io tutti i soldi di cui hai bisogno e in realtà ho già pensato a un locale perfetto.»

Gioia rimase a bocca aperta, lui continuò: «Sono anni che la sala al piano disotto non viene più usata e dubito che se ne possa fare un uso migliore. Ho interpellato anche un architetto per capire la fattibilità della trasformazione.» Consegnò dei fogli alla ragazza. «Ecco il progetto.»

«Grazie,» lei lo analizzò, «io sono senza parole. Grazie!» Ci fu un momento di silenzio poi sorridendo gli fece una domanda: «Hai già iniziato i lavori?»

«No, certo che no! Sarai tu a decidere come e quando.»

«Bene, visto che prima avevo intenzione di chiederti il permesso di utilizzare la sala per un ricevimento. Posso?»

«Puoi fare quello che vuoi.» Le porse una busta chiusa. «Questo è il mio regalo di Natale per te.»

«Ma perché me lo dai oggi?» Gioia piegò la testa e lo rimproverò: «Dovevi farmela trovare sotto l’albero il giorno di Natale!»

«Lo sai che io non ci so fare. I giorni di festa mi mettono a disagio, quindi ho preferito dartelo oggi.»

In realtà, era stato spinto ad anticipare la consegna del regalo dal presentimento di ciò che sarebbe avvenuto in seguito alle rivelazioni che doveva farle quel giorno.

«Ti ho intestato il piano disotto. La sala è tua» spiegò lui.

Gioia aprì la busta con mani tremanti.

Lasciò cadere i fogli, si alzò, lo raggiunse, si sedette di lato sulle sue ginocchia e lo abbracciò baciandolo sulla guancia.

«Grazie. Allora era questa la cosa importante di cui volevi parlarmi?»

«No» rispose mutando espressione, facendola alzare e alzandosi a sua volta.

«E cos’altro? Lei non è qui? Non è venuta?» chiese timorosa. «Vuoi portarmi a Cape Town?» domandò infine speranzosa, anche se tali speranze si infransero quando notò il velo che gli era calato sul viso.

L’inquietudine provata quella mattina davanti all’albero di Natale tornò inesorabile.

«Prima parlami della festa che vuoi organizzare.»

L’anziano signore cercò di rilassarsi, voleva prendere ancora un po’ di tempo, ma i suoi occhi rimasero scuri, la fronte corrugata e la bocca seria. Gioia riconobbe il cipiglio torvo che lo aveva sempre contraddistinto nei primi momenti della loro conoscenza.

Quante cose erano cambiate da allora, lui si era trasformato così come, nel corso degli ultimi tre anni, la vita di Gioia era stata completamente stravolta.

 

2010

 

1

 

Gioia camminava lenta lungo la via del ritorno, da lì a poco sarebbe rientrata nell’accogliente casa di Teresa.

Dopo aver vissuto per diciotto anni nel collegio annesso al convento di Santa Maria a Firenze, le suore l’avevano inviata a Borgo Mario per occuparsi dell’assistenza dell’anziana signora.

Teresa era una persona molto gradevole, una simpatica signora settantacinquenne che non l’annoiava mai e che, in ogni occasione, la coinvolgeva in conversazioni acute e intelligenti. In quei mesi le aveva trasmesso tanti insegnamenti utili per affrontare la vita e per questo le voleva un gran bene, le confidava ogni cosa e aveva cominciato a considerarla una specie di nonna adottiva, affezionandosi a lei sempre più.

Le era stato fatto un regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato come badante, che prevedeva la formula vitto e alloggio…

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