20 giu 2016

EVELINE DURAND

Eveline Durand è il mio alter ego letterario. Come spesso accade a chi ha un cognome impronunciabile, ho voluto giocare la carta dell'artista e scegliere un'identità tutta mia con un suono più musicale.
Ammetto che questa scelta sia sintomo di una timidezza insospettabile. Da un lato sono anche troppo spigliata ed estroversa, dall'altro mi piace restare in disparte.
Credo sia una doppiezza tipica di quelli sotto il segno dei pesci, o forse questa è solo una scusa...
Sono una lettrice accanita e mi diletto nella scrittura dall'età di nove anni.
La mia Olivetti Lettera 92 è stato il regalo di Natale più gradito in assoluto (e questo dovrebbe dirla lunga sulla mia età).
Il mio modo di esprimermi è cresciuto con me, passando dalle prime poesie da bambina alle trame dalle tinte più macabre, quando ho varcato la fatidica soglia dell'adolescenza.
Anche dopo la maturità ho continuato a creare mostriciattoli cartacei, ispirandomi alla letteratura classica. Non sono mancati Poe, Doyle, Lovecraft, Barker, Brown e neppure il caro signor Follet.
Dopo essermi cimentata col fantasy ho capito che ero attratta dal paranormale e dalla fantascienza. Di una cosa sono veramente certa: il comune denominatore è sempre stato il fattore romantico.
Che storia è senza un intrigo amoroso?
E così, andando oltre il mio stile un po' prosaico e castigato, sto sperimentando la narrativa new adult, muovendo i primi passi in questa avventura letteraria.
Sarò stata abbastanza accattivante? Il mio stile incontrerà i gusti degli altri? Questa è di sicuro la parte più spaventosa, perfino più agghiacciante di un buon libro del vecchio King.

Se ti dicessero che la capacità di controllare i sogni fosse in realtà una dote?
Se un'organizzazione cercasse chi possiede queste abilità per addestrare degli agenti speciali, chiamati Dream Benders?
Jordan Skinner è tra quel due per cento di persone con simili qualità.
Da adolescente, assieme alla sua famiglia sgangherata, viene sottoposta a un esperimento per testare il suo potenziale.
Riesce a sfuggire all'organizzazione, ma non ad Alexander Shelton, il Dream Bender che per primo ha scoperto il suo talento e adesso la vuole nel suo team di ribelli.
Alexander, detto Lex, la introduce nel suo mondo onirico con simulazioni che la mettono a dura prova, spaventandola e poi seducendola in sogno.
Jordan accetterà il compito per dare finalmente una svolta alla sua vita deludente, o sarà l'eccentrico Lex a farla capitolare con le sue stimolanti vessazioni?

Come è nata l'idea.
Mi piace sapere che un fatto vero ha innescato una storia e Dream Bender nasce proprio da qualcosa che mi è familiare. Alcune volte mi capita di interagire con quello che sto sognando, cambiando quello che non mi va a genio. Ho letto in giro che è una cosa molto comune, così ho pensato: e se questa abilità fosse portata al massimo? Da qui l'idea dell'inafferrabile organizzazione che vuole usare questa risorsa; lo so, è un vecchio cliché, ma vado matta per le cospirazioni e mi sono promessa che avrei sopperito arricchendo la trama.

Estratto.
Quel pomeriggio era partito bene, quasi mi dispiaceva dovergli dare una lezione durante la simulazione che sarebbe seguita.
Oh sì, avevo il mio gatto a nove code e lo avrei usato, sarei stata la paladina del mondo onirico!
«Hai preso la melatonina, come ti avevo detto?».
Ovviamente no, l'avrei fatto arrabbiare di nuovo.
Sembrava che non vedesse l'ora di darmi una strigliata.
«A cosa mi serve?».
«Devi mantenere un buon ritmo sonno-veglia, non fare capricci e segui le mie indicazioni» ecco, adesso sì che lo riconoscevo.
Arrivammo alla villa dei cipressi - come la chiamavo io mentalmente - e salutammo all'unisono il dottor Grant, che parve apprezzare il fatto che fossimo in grado di non ringhiarci addosso.
Approfittando di un attimo di assenza del padrone di casa, il dottore mi avvicinò con aria concentrata per dirmi qualcosa.
«Sono costernato dalle sue maniere» iniziò, guadagnando subito cento punti. «Deve avere pazienza, ha le sue ragioni per essere così, ma a volte esagera».
«Sì, ci ho fatto caso» sorrisi di traverso.
«Con lei è più rilassato, credo di non averlo mai visto così».
Rilassato? Se quella era la versione edulcorata di Lex, dovevo aspettarmi la coda e le fiamme dalle narici?
«Siamo pronti» disse il diavolo dal fondo del corridoio, senza però farmi sussultare.
Iniziavo a comportarmi da adulta, finalmente. Continuavo a ripetermi che c'era un valido motivo se ero in quel preciso luogo con quelle intrepide persone uscite da un telefilm di fantascienza.
Camminammo per raggiungere la stanza azzurra in completo silenzio. Lex era taciturno e continuava a studiarmi attentamente. Qualcosa in me attivò il pulsante della sfacciataggine e sciolse ogni mio timore, così mi avvicinai, sollevando il mento per guardarlo meglio e ritrovandomi il colletto della sua camicia grigia a un palmo dal naso.
«Durante l'esperimento a Solomon Resort sentivo il profumo del cibo ma non riuscivo a sentire il tuo, mi avevi spiegato anche il perché».
Stavolta lo vidi chiaramente: faceva di tutto per restare impassibile con la sua aria da essere superiore. Il suo pomo di Adamo però si sollevò davanti ai miei occhi per aiutarlo a deglutire, così una fitta primitiva mi scese nel ventre. Era a disagio. E io ero eccitata.
«Non sentivi il mio odore perché era qualcosa che non conoscevi, il tuo cervello non ne aveva memoria».
Bene! Mi alzai sulle punte e finalmente raggiunsi l'obiettivo: il mio viso era a pochi centimetri dal suo collo e il colorito delle mie guance doveva essere virato sul bordeaux.
Lui trattenne il respiro.
Inalai la sua colonia, la misi da parte in un angolo della mente e scavai a fondo, fino a collocare al suo posto l'odore della sua pelle, la sua essenza.
Lasciando andare il fiato, quell'esemplare di uomo massiccio fece un passo indietro; temeva davvero che lo toccassi a tradimento?
Perché no?
Audace come non mi ero mai permessa di essere in vita mia, feci un passo in avanti accorciando le distanze. Lo sentì respirare a fondo prima di far scorrere le mie dita sulla trama del suo pullover impeccabile.
Risalii fino al colletto della camicia che spuntava dal collo a V e per la prima volta avvertii la sensazione della sua pelle sotto i miei polpastrelli.
Aveva un collo massiccio, virile, da urlo.
Feci un ultimo sforzo e raggiunsi il mento con la mia carezza, fino alla mandibola liscia, contratta.
Rilasciò il respiro e finalmente mi azzardai a stabilire un contatto visivo.
Nei suoi occhi socchiusi, tra l'ambra e il verde chiaro, vi lessi tormento, furore e qualcosa di inaspettato. Era una richiesta di pace? Una tregua?
Incatenata al suo sguardo, mi sbilanciai del tutto e scivolai col pollice sulle sue labbra. Era proibito, lo sapevo, ma proprio per questo estremamente eccitante, a tal punto che ero io adesso a volerne di più.
Percorsi quelle labbra stupende ancora una volta con la punta del dito e senza quasi rendermene conto sospirai con aria sognante.
«Ti ho già detto che non voglio essere toccato, vero?».
Strano. Dalle pupille lucide e dall'espressione smarrita avrei detto tutto il contrario.
«Certo» mi ripresi sciogliendo il contatto. «Prendilo come un piccolo esperimento».

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A CURA DI EVELINE DURAND

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