C'è stato un tempo in cui i boschi vicino a Duva
mangiavano le ragazze.
Sono passati molti anni da quando è stata rapita una
bambina. Eppure, in notti come queste, quando il vento arriva freddo da
Tsibeya, le madri tengono strette le loro figlie e le avvertono di non
allontanarsi troppo da casa. «Torna prima che faccia buio» sussurrano. «Gli
alberi stanotte hanno fame.»
In quei giorni bui, ai margini di questi stessi boschi, vivevano una ragazza di nome Nadya e suo fratello Havel, figli di Maxim Grushov, falegname e taglialegna. Maxim era un brav’uomo, benvoluto nel villaggio. Costruiva tetti che non perdevano né si piegavano, sedie robuste, giocattoli quando erano richiesti, e le sue abili mani riuscivano a modellare bordi così lisci e incastri così ben fatti da non riuscire a vedere la giuntura. Viaggiava per tutta la campagna in cerca di lavoro, in città fino a Ryevost. Andava a piedi e con un carro di fieno quando il tempo era clemente, e d’inverno attaccava i suoi due cavalli neri a una slitta, baciava i suoi figli e si avventurava nella neve. Tornava sempre a casa da loro, portando sacchi di grano o una nuova pezza di lana, le tasche piene di caramelle per Nadia e suo fratello. (CONTINUA NEL VIDEO)